
Il Nichel alimenti può essere dannoso a causa della sua presenza dei cibi che le persone consumano e può causare problemi alla salute degli utenti sensibili o allergici a questo metallo pesante contenuto maggiormente nel cacao, cioccolato, noci, nocciole, arachidi, legumi, liquirizia, asparagi, spinaci, cipolle, funghi, kiwi, pomodori e broccoli.
Per questo motivo, il recente Regolamento europeo numero 1987 del 2024 ha voluto aggiornare i limiti della presenza del Nichel nei cibi per garantire una maggiore sicurezza dei consumatori e della catena alimentare.
Queste nuove disposizioni entreranno in vigore dal primo luglio 2025 per la maggior parte degli alimenti, dal primo luglio 2026 per alcuni cereali, e dovranno essere rispettate dalle imprese del settore nella produzione e nel controllo di qualità.
La nuova tutela sul nichel contenuto negli alimenti seguono il cosiddetto principio ALARA, As Low As Reasonably Achievable, che cerca di difendere la salute di bambini e soggetti allergici, limitando l’esposizione al minimo della popolazione nei confronti di questo metallo pesante.
Quali sono gli alimenti con nichel
Il nichel si trova negli alimenti a causa di processi naturali, è presente nelle rocce e può essere assorbito dalle piante, oppure a causa di contaminazione dei cibi ottenuta tramite le attività industriali, l’utilizzo di fertilizzanti e lavorazione dei prodotti. Gli alimenti che contengono nichel sono:
- i cereali ed i suoi derivati come ad esempio il pane e la pasta;
- i legumi come le lenticchie ed i fagioli;
- i vegetali a foglia larga come la lattuga e gli spinaci;
- la frutta secca ed i semi come le noci ed i semi di girasole;
- il cioccolato ed il cacao.
Il problema della presenza negli alimenti del nichel non è dovuto tanto alla quantità contenuta nei singoli prodotti, si trova in tanti cibi, ma è l’assunzione combinata di molti di essi nella dieta delle persone che lo rendono dannoso nei soggetti allergici o che soffrono della DAC, la Dermatite Allergica da Contatto.
L’impatto delle nuove norme europee sugli alimenti che contengono nichel

Il nuovo Regolamento Europeo che vuole diminuire la presenza del nichel sugli alimenti ha come obiettivo quello di ridurre l’esposizione dei soggetti maggiormente vulnerabili a questo metallo pesante all’interno della loro dieta alimentare. A questo vanno aggiunte le implicazioni che derivano per le aziende del settore alimentare che dovranno:
- incrementare le analisi dei prodotti che contengono il nichel e svolgere maggiori controlli lungo la loro filiera;
- valutare le materie prime al fine di far sì che i prodotti rispettino i nuovi limiti di tolleranza previsti dall’UE;
- effettuare controlli periodici sui prodotti finiti per evitare lo sforamento di quanto stabilito dalle nuove disposizioni normative.
Le imprese che devono evitare che i loro prodotti alimentari superino i limiti imposti sulla presenza del nichel dovranno controllare e modificare gli impianti di lavorazione per evitare la contaminazione accidentale dei cibi ed il personale dovrà essere formato al meglio per affrontare quanto previsto dalle normative in materia ed applicarle lungo tutta la filiera.
Quali sono i nuovi limiti sul nichel alimenti
Il Regolamento UE numero 1987 del 30 luglio 2024 ha introdotto nuovi limiti sulla presenza del nichel negli alimenti e che le imprese del settore dovranno rispettare dal primo luglio 2025, primo luglio 2026 per alcuni cereali, mentre i prodotti già immessi sul mercato prima di tali dati potranno essere venduti fino alla loro scadenza. I nuovi limiti sul nichel alimenti sono:
- 2,0 mg/kg per il riso semigreggio;
- 5,0 mg/kg per i cereali, 1,5 mg/kg per il frumento duro, 5,0 mg/kg per l’avena;
- 0,50 mg/kg per gli ortaggi a foglia larga tranne le erbe fresche che è al 1,20 mg/kg;
- 3,50 mg/kg per la frutta a guscio;
- 10,0 mg/kg per le castagne, i pinoli, le noci comuni, le noci del Brasile e le noci di anacardi;
- 0,90 mg/kg per gli ortaggi a radice e tubero e ortaggi a bulbo;
- 0,40 mg/kg per gli ortaggi a frutto;
- 1,0 mg/kg per i legumi;
- 0,40 mg/kg per gli ortaggi a stelo;
- 30,0 mg/kg per le alghe marine;
- 4,0 mg/kg per i legumi da granella;
- 12,0 mg/kg per fagioli secchi e lupini, 8,0 mg/kg per i semi di girasole, 12,0 mg/kg per gli anacardi;
- 0,25 mg/kg per i succhi di frutta.
Questi sono alcuni dei limiti più importanti alla presenza di nichel negli alimenti a cui le imprese del settore alimentari dovranno adeguarsi, dal controllo delle materia prime fino alla realizzazione dei loro prodotti finiti.
Le conseguenze del nichel alimenti

L’ingestione di quantità rilevanti di nichel attraverso il consumo di alimenti contenenti questo metallo pesante può comportare la rilevazione di sintomi allergici nelle persone come gonfiore e crampi addominali con stipsi e diarrea, cistiti o candida ricorrenti, unghie e capelli fragili, mal di testa, spossatezza e capogiri.
Il nichel non è presente solo negli alimenti, ma anche nell’acqua ed in oggetti come chiavi, attrezzi, orologi, bigiotteria e piercing, borchie, cerniere, forbici, occhiali, telefonini, pentole e utensili da cucina, cosmetici e prodotti per l’igiene che a seguito del contatto con il nostro corpo possono provocare arrossamento ed eruzioni cutanee, prurito, pelle secca, tagli e piccole vescicole ripiene di liquido, i sintomi della Dermatite Allergica da contatto.
Per evitare questi problemi di salute è necessario fare un test per verificare se i sintomi riscontrati dai soggetti sono legati alla DAC o è un allergia sistemica agendo poi con farmaci e con una dieta che evita il consumo dei prodotti che contengono nichel attraverso ciò che prescrivono i medici professionisti.
Non esitare a contattare i nostri consulenti di HACCP Bergamo per conoscere più nel dettaglio le nuove normative sul nichel alimenti e conoscere come adattare la attività della tua impresa agroalimentare al nuovo Regolamento Europeo 1987 del 2004. Compila il form o chiamaci al nostro verde per ricevere un preventivo gratuito su certificazioni e corsi HACCP, consulenza e sicurezza, redazione dei manuali per aziende del settore della produzione, lavorazione, conservazione e distribuzione di cibi, i nostri esperti sono attivi su tutto il territorio della Regione Lombardia.